
Il messaggio arrivato alle imprese è chiaro: semplificazione. Ed è vero. La Commissione stima una riduzione di oltre il 60% dei datapoint obbligatori, ma chi legge questa notizia come un invito a rallentare rischia di fraintenderla.
I nuovi standard chiedono meno informazioni, ma lasciano molte più decisioni all'impresa. È questo il vero cambiamento, ed è anche il terreno su cui si giocherà la qualità del reporting nei prossimi anni.
A titolo esemplificativo la doppia materialità. Con la prima versione degli ESRS molte aziende l'avevano trasformata in un mero esercizio enciclopedico, con decine di temi valutati uno per uno e matrici difficili da leggere. Ora la materialità diventa uno strumento che attraversa l'intero processo: si possono usare informazioni ragionevoli, disponibili senza costi o sforzi sproporzionati, e concentrarsi sugli attori della catena del valore che contano davvero.
Lo stesso principio vale per le metriche: se un dato affidabile non è ottenibile senza uno sforzo eccessivo, si può rendicontare su un perimetro parziale, purché definito in modo oggettivo e dichiarato. Sulle emissioni di gas serra l'impresa può scegliere tra controllo finanziario e controllo operativo per tracciare i propri confini. Sugli effetti finanziari attesi arrivano nuovi periodi transitori e la possibilità di aggiornare le stime senza che questo configuri un errore.
Ognuna di queste aperture è una semplificazione solo se viene usata con metodo. Lo "sforzo sproporzionato" non è una categoria che ciascuno può riempire a piacimento: va motivato, documentato e mantenuto coerente nel tempo, perché il revisore chiamato all'attestazione chiederà conto di ogni esclusione. Il nuovo impianto premia chi sa giustificare le proprie scelte e penalizza chi si limita a fare meno.
Per l'esercizio 2026 le imprese già obbligate possono restare sugli ESRS del 2023, sfruttando alcune delle nuove agevolazioni, oppure anticipare l'adozione dei nuovi standard, che diventeranno obbligatori dall'esercizio 2027. In entrambi i casi dovranno dichiarare con chiarezza quale versione hanno applicato. Non è un dettaglio tecnico: significa decidere se rivedere oggi l'analisi di materialità e i processi di raccolta dati, o rimandare di un anno con il rischio di doverlo fare in fretta.
La parte più interessante della riforma, però, riguarda forse le aziende che la CSRD non toccherà più. Con le nuove soglie l'obbligo resta per le imprese con oltre 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di fatturato, e molte realtà italiane sono uscite dal perimetro. Uscire dall'obbligo, però, non significa uscire dalle richieste. Banche, grandi clienti e investitori continueranno a chiedere dati ESG, perché ne hanno bisogno per la propria rendicontazione, per valutare il merito di credito, per gestire la catena di fornitura.
È qui che entra in gioco lo standard volontario adottato insieme agli ESRS rivisti. Nasce per offrire alle imprese più piccole uno strumento proporzionato e, soprattutto, per fissare un tetto a quanto può essere chiesto loro: le imprese della catena del valore fino a 1.000 dipendenti diventano "protette" e, una volta a regime, le richieste dei soggetti obbligati non potranno andare oltre quanto previsto dallo standard. Per una PMI che oggi compila un questionario diverso per ogni banca e ogni cliente la differenza è concreta: un unico documento, costruito su uno standard riconosciuto, che risponde a più interlocutori e rende la propria posizione confrontabile.
Chi saprà presentarsi con un report volontario solido avrà una carta in più al tavolo con la banca e con il committente. Chi aspetterà le richieste per rincorrerle una alla volta continuerà a sostenere i costi della frammentazione senza raccoglierne i benefici.
La semplificazione, insomma, sposta il baricentro. Il valore non sta più nella quantità di dati pubblicati, ma nella capacità di scegliere quelli rilevanti, di renderli affidabili e di usarli nelle decisioni. I mesi che ci separano dall'esercizio 2027 sono la finestra giusta per rivedere l'analisi di materialità, mettere ordine nei flussi di dati e decidere quale strada seguire, obbligatoria o volontaria. Le imprese che li useranno per ripensare il proprio reporting, e non solo per alleggerirlo, arriveranno al nuovo regime con meno adempimenti e più informazioni utili alla gestione.