Roma, 23 novembre 2020 – All’interno del quadro di riferimento rappresentato dall’Agenda 2030 – “SDGs - Sustainable Development Goals” della Nazioni Unite, l’obiettivo è quello di generare rilevanti impatti positivi in ambito economico, ambientale e sociale, garantendo al contempo una reale condivisione del valore creato per tutti gli stakeholder e rafforzando la reputazione dell’impresa. Le azioni ed i modelli di business attuali non hanno ancora portato alla codifica di un modello operativo di facile utilizzo da parte delle imprese che definisca i riferimenti omogenei e implementabili per la creazione di valore condiviso per tutti gli stakeholder coinvolti. L’adozione di una nuova strategia efficace che integri la sostenibilità nel modello di business, nella prospettiva di creazione di valore condiviso, richiede la capacità di incuriosire, raggiungere e coinvolgere, maggiormente rispetto al passato, tutte le dimensioni aziendali e tutti gli stakeholder, nonché una valutazione del reale impatto che si potrà generare ad esempio nel miglioramento alla vita e salute delle persone e all’ambiente nel quale l'impresa e i dipendenti interagiscono, vivono e lavorano. "In questo periodo in cui l'emergenza da Covid-19 ha accelerato gli investimenti e le opportunità offerte alle imprese dal progresso nelle tecnologie digitali, imprenditori e manager hanno una grande occasione per trasformare la pelle delle organizzazioni migliorando e ridefinendo il modo di fare business puntando su un cambio culturale, sull'efficienza e sostenibilità nell’utilizzo delle risorse naturali e sull’innovazione. Grant Thornton Consultants ha identificato un approccio integrato e modulare per accompagnare le imprese nel percorso della sostenibilità; un approccio che copre le diverse aree di business, secondo una strategia volta a creare una cultura della sostenibilità e del valore condiviso, personalizzata per cliente, settore e dimensioni" – afferma il CEO di Grant Thornton Consultants Alessadro Fusellato.

Sebbene il numero di dichiarazioni non finanziare pubblicate sia molto basso ad oggi, è bene sottolineare che vi sono sempre più casi di aziende e organizzazioni pubbliche che presentano le informazioni non finanziarie sotto altra forma ossia attraverso la pubblicazione di report integrati o bilanci di sostenibilità. Già da qualche anno si svolgono dibattiti e riflessioni volti ad una revisione della normativa europea in essere. A tale riguardo, già scorso febbraio la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica, conclusasi poi in giugno, per raccogliere i pareri di diversi gruppi di stakeholder circa la revisione della Direttiva 2014/95/EU. La volontà di rivedere la normativa, espressa più di una volta dalla Commissione europea e ribadita durante la presentazione del Green Deal europeo, si è resa necessaria sia perché parte integrante della strategia per rafforzare le basi su cui poggiano gli investimenti sostenibili, sia per la crescente richiesta da parte di investitori e organizzazioni della società civili di avere a disposizione maggiori e più significative informazioni circa l’impatto sociale e ambientale delle imprese.

"Dal punto di vista italiano vale una ulteriore riflessione il fatto che per le imprese sociali, i centri di servizio per il volontariato e per gli enti del Terzo settore con ricavi superiori al milione di euro è stato introdotto ad agosto 2019 l’obbligo di pubblicazione del bilancio sociale a partire dall’anno 2021. Lo sviluppo di un modello di creazione e misurazione del valore condiviso per le imprese parte dalla identificazione di componenti di business che generano ricavi e margini operativi, migliorando nello stesso tempo le performance ambientali e sociali, attraverso due fasi principali di assessment ovvero di analisi, disegno e realizzazione del modello e di elaborazione dell’informativa con la pubblicazione del Shared Value Report" – conclude Fusellato.