Il 91,4% dei manager italiani delle medie imprese

dichiara di prendere in considerazione le iniziative di parità di genere di un’azienda quando valuta una nuova opportunità professionale. È quanto emerge dal report Women in Business 2026 di Grant Thornton, indagine globale annuale che da oltre 20 anni analizza i progressi della rappresentanza femminile nei ruoli dirigenziali all’interno delle aziende del mid-market. Anche a livello globale, il 91,9% dei manager presta attenzione a questo aspetto, mentre quasi due terzi degli intervistati indica le politiche di gender equality come una vera e propria priorità nella scelta del datore di lavoro.
91,4%
dei manager italiani

La crescente rilevanza del tema trova conferma anche nei processi di selezione: a livello globale, quasi un quarto delle imprese mid-market (23,0%) segnala che i candidati hanno richiesto informazioni sull’equilibrio di genere, con un incremento molto significativo rispetto all’8,7% dell’anno precedente. In Italia la quota è pari al 9,7%, più che raddoppiata rispetto al 4,2% del 2025. 

Le politiche di parità hanno un peso significativo anche per altri stakeholder: il 14,0%delle medie imprese italiane è stato interrogato su questo tema da parte di potenziali nuovi clienti (21,2% a livello globale), il 15,1% da parte di possibili nuovi investitori (26,5% globale) e il 71,0% da almeno uno stakeholder (77,7% globale).

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Le organizzazioni che promuovono concretamente l’inclusione — attraverso modelli di leadership evoluti, flessibilità organizzativa e reali opportunità di crescita — non solo rafforzano la capacità di attrarre e trattenere talento, ma contribuiscono a costruire una leadership più solida e sostenibile. La nostra generazione non intende limitarsi ad attendere il cambiamento: vuole esserne parte attiva, contribuendo a una trasformazione misurabile. L’obiettivo non è soltanto la crescita professionale individuale, ma la costruzione di un contesto in cui il successo sia accessibile in modo equo e sistematico, e non rappresenti un’eccezione.
Alice Venturini Senior Manager Audit - Grant Thornton Italy
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La parità di genere non è più solo un tema valoriale, ma una variabile strategica che incide sulla competitività delle imprese. In un contesto in cui talenti, investitori e stakeholder osservano con crescente attenzione le scelte organizzative, le politiche di inclusione diventano un indicatore concreto della solidità e della visione di lungo periodo di un’azienda. La sfida ora è trasformare l’impegno dichiarato in risultati tangibili, soprattutto nei ruoli decisionali dove il cambiamento procede più lentamente.
Maria Rosaria Spera Manager Tax - Grant Thornton Italy
1.

La maggioranza delle aziende continua a impegnarsi nel percorso verso la parità.

Il 77,3% delle medie imprese italiane che dichiara di voler mantenere le proprie iniziative di gender equality (75,8% a livello globale). Tuttavia, sorprendentemente, si registra un 20,2% di imprese che prevede di ridurre o ha già ridotto le iniziative in materia (21,9% a livello globale). Una scelta che, in un contesto di competizione per aggiudicarsi capitali, clienti e talenti, può incidere negativamente.

2.

In Italia le donne ricoprono il 34,0% dei ruoli di senior management, in lieve calo rispetto al 34,8% del 2025.

Nonostante i numerosi segnali che attestano un’attenzione crescente nelle aziende e nei loro stakeholder al tema della parità, il cambiamento nei livelli di rappresentanza resta lento. 

Complessivamente, le donne rappresentano il 34,0% del senior management in Italia, a fronte di una media nell’eurozona del 34,9% e di un dato globale pari al 32,9%. Tuttavia, a livello globale si registra una lieve flessione rispetto all’anno precedente, quando la quota era il 34,0%, un andamento negativo che si riflette in tutte le aree geografiche eccetto l’eurozona, che ha visto un aumento rispetto al 34,5% dello scorso anno. In Italia il dato è in calo per il secondo anno consecutivo, rispetto al picco del 35,7% del 2024 e al 34,8% del 2025. 

Si tratta comunque di una fluttuazione non inusuale in un percorso di crescita a lungo termine che ha visto i livelli aumentare di 13,4 punti percentuali negli ultimi 22 anni a livello globale e 15,8 punti in Italia, un trend che fa prevedere il raggiungimento della parità globale entro il 2051. 

3.

Le donne in Italia sono il 44,1% dei Chief HR Officer e il 36,6% dei CFO, ma scendono al 22,6% tra i CEO e al 3,2% tra i Presidenti.

In Italia le donne ricoprono il 44,1% dei ruoli di Chief HR Officer, unica funzione ad avvicinarsi alla parità (erano il 24% nel 2020 e il 10% nel 2015), e il 36,6% delle posizioni di Chief Financial Officer (29% nel 2020 e 9% nel 2015), indice di una presenza ormai consolidata anche nelle funzioni economico-finanziarie.

La quota, tuttavia, scende nelle altre funzioni e si amplia in particolare nei ruoli di vertice assoluto: le donne sono il 22,6% dei Chief Executive Officer e solo il 3,2% dei Presidenti, a conferma di come l’accesso alle posizioni di massima responsabilità resti l’area più critica nel percorso verso la piena parità. Anche le funzioni tecnologiche mostrano una rappresentanza contenuta, con il 20,4% di Chief Information Officer e il 10,8% di Chief Technology Officer donne.

4.

A livello globale, il settore più vicino alla parità è quello pubblico con il 48,2% di donne in ruoli dirigenziali, seguono Viaggi, turismo & tempo libero con il 40,2%, e Sanità con il 39,7%. 

Spostando l’analisi sui settori, il più vicino alla parità è quello pubblico, dove spesso la presenza femminile è supportata da apposite regole, con il 48,2% dei ruoli dirigenziali ricoperti da donne a livello globale. Seguono Viaggi, turismo & tempo libero, con il 40,2%, e Sanità, con il 39,7%. Il settore più carente risulta essere quello dell’Asset Management, con solo il 25,1% di manager donne.  

REPORT WOMEN IN BUSINESS 2026

REPORT WOMEN IN BUSINESS 2026

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